Ipovisione

Ipovisione Pubblicato il: 13/07/2011

L'ipovedente è quella persona che, seppure non totalmente cieca, ha subíto una tale riduzione della funzione visiva da risentirne pesantemente nella vita quotidiana. Pur conservando una residua acuità visiva, l'ipovedente ha subito un grave ed irreversibile danno funzionale , che implica un impedimento a svolgere compiti che richiedono una certa capacità visiva: lettura e scrittura, guida, utilizzo di computer e Tv, ecc. La disabilità provoca un disagio sociale, che può variare molto da individuo a individuo secondo l'età, le attitudini, il carattere, il tipo di lavoro. Essendo la funzione visiva rappresentata in primo luogo dalla acuità visiva e dal campo visivo, vari deficit dell'ipovisione ostacolano e complicano l'attività di orientamento e mobilità. Anche se un ipovedente è in grado di distinguere le forme, la vicinanza o meno di un oggetto, la luce e l'ombra, tutto ciò non gli permette di riconoscere adeguatamente le informazioni visive: può riconoscere un cartello stradale, ma non riuscire a leggerlo, può non vedere in tempo un ostacolo o restare abbagliato da una luce improvvisa. La percezione imprecisa e incostante della realtà visiva fa sì che l'ipovedente abbia un rapporto incerto con l'ambiente e che proceda, nelle azioni, per tentativi ed errori. Il ricorso alla riabilitazione visiva, fatta di esercizi e di ausilii ottici che consentano di sfruttare al massimo la potenzialità visiva residua, permette di migliorare notevolmente le condizioni dell'ipovedente nei rapporti sociali, nella scuola, nel lavoro, consentendogli una completa integrazione nel mondo sociale.

Campo visivo
Negli ipovedenti il campo visivo è spesso difettoso nella zona centrale, causando difficoltà nella lettura di un testo o nel fissare un oggetto. Il paziente deve quindi imparare a guardare al di sopra o al di sotto dell'oggetto che lo interessa. Talvolta il campo visivo è così limitato da consentire di vedere soltanto dritto davanti agli occhi (visione a tunnel): in questo caso, non potendo il paziente distinguere un numero sufficiente di lettere per ciascuna fissazione, la lettura risulterà lenta e assai faticoso muovere gli occhi da una riga alla successiva.

Controllo dei movimenti degli occhi.
Attraverso i movimenti degli occhi, controllati dalla volontà, è possibile osservare un panorama o leggere un testo; il continuo tremolio fa muovere l'immagine sulla retina, consentendo la stimolazione dei recettori retinici. Talvolta la volontà non riesce a controllare tali movimenti (nistagmo) e il tremolio risulta eccessivo, tanto che gli occhi si muovono troppo avanti e indietro o in cerchio. In questi casi risulterà difficoltoso anche muovere gli occhi da un punto di fissazione ad un altro. Per l'ipovedente sarà, quindi, opportuno mantenere gli occhi fermi in una posizione in cui il tremolio sia ridotto al minimo, lasciando che siano i movimenti della testa a compensare i movimenti di fissazione degli occhi.

Sensibilità alla luce.
L'ipovedente è caratterizzato da una forte sensibilità alla luce. Per questo è importante che l'ambiente di lettura, e quindi l'illuminazione, siano progettati adeguatamente. Una cattiva illuminazione riduce la capacità di lavoro e causa fatica ed irritazione. E' noto che persone di differenti età necessitano intensità di luce diverse: man mano che si invecchia il cristallino cambia, assorbendo più luce e diventando   quindi necessaria una maggiore illuminazione. Inoltre, con una maggiore sensibilità all'abbagliamento è fondamentale una migliore qualità di illuminazione: per un ipovedente è molto più importante la qualità della luce che non l'intensità. Altri elementi intervengono ad influenzare l'ambiente di lettura quali la direzione e l'uniformità della luce, il riverbero e l'irradiazione di calore.

Accomodazione
Grazie al cristallino, l'occhio è in grado di mettere a fuoco le immagini a diverse distanze, ma dopo i 40 anni la capacità di accomodazione tende a diminuire progressivamente (presbiopia). La dimensione dell'immagine necessaria per ottenerne la percezione sulla retina dipende dall'acuità visiva residua dell'occhio: per ingrandire l'immagine di un oggetto sulla retina è necessario avvicinarsi all'oggetto o avvicinare l'oggetto agli occhi. Un aiuto al paziente ipovedente può venire dall'utilizzo di lenti positive. Per ottenere una lettura soddisfacente, è importante avere un campo visivo il più ampio possibile e la miglior distanza di lettura compatibile con l'ingrandimento prescelto.